Mercoledì, 25 Maggio 2016 16:08

Testamento

Madre Orsola Ledóchowska

TESTAMENTO
della vecchia madre che tanto vi ama

Ultime mie parole alle mie figlie

Traduzione italiana dall’originale polacco

Prima edizione - Roma 1983
Seconda edizione - Roma 2003

 

 

 

 

 

 

 


 

Introduzione

Figlie mie carissime, voi sapete quanto io vi ami e quanto mi stia a cuore il bene dell’anima vostra. Vorrei perciò lasciarvi alcuni consigli, che scaturiscono da un cuore materno e pieno d’amore, perché vi aiutino a mantenervi in quella via che Dio stesso, attraverso le circostanze, ha tracciato per noi, per la nostra Congregazione.

Non è forse, da parte mia, una mancanza di umiltà, scrivere questo mio testamento, imitando, in un certo senso, la nostra Madre e Fondatrice Sant’Angela? Ho avuto questo timore, tuttavia l’amore che ho per voi ha vinto questa mia preoccupazione. Mi ritorna incessantemente il pensiero di lasciarvi come testamento i miei consigli, per cui mi accingo a questo lavoro nel nome del Signore. Figlie mie, queste parole della vostra vecchia Madre che voi amate un po’, avranno per voi, ne sono certa, un significato e forse aiuteranno alcune di voi a camminare verso il bene. E anche se in un’anima sola accendessero una scintilla di amore verso Dio, sarà per me una grande gioia. Ad ogni modo, scrivo animata dalla migliore intenzione e dal più puro amore verso Dio e verso di voi, Figlie mie. Spero dunque che il Signore accetti la mia buona volontà e benedica il mio lavoro.

Il Signore sia con voi, Figlie mie carissime. Abbraccio e stringo al mio cuore ognuna di voi, amo ciascuna di voi, a ciascuna chiedo perdono per i dispiaceri, che forse per la fragilità della natura umana le ho arrecato e per i cattivi esempi che talvolta le ho dato, col mio modo di agire che forse non sempre è stato conforme a ciò che ho detto e a ciò che ora scrivo. Vi chiedo umilmente di perdonarmi tutto, in nome del grande amore materno che vi porto, e che spinge me, sebbene io stessa molto imperfetta, a desiderare di vedere voi sante e perfette. Con la vostra santità e la vostra virtù riparate presso Dio la mia mancanza di santità e di virtù. In tal modo, Figlie mie carissime, contribuirete alla gloria di Dio e abbrevierete il purgatorio della vostra vecchia Madre che desidera tanto unirsi presto al Signore.

Vi dico addio, Figlie mie, pregherò sempre per voi, e nel cuore di Cristo resterò strettamente unita a ciascuna di voi. La vecchia Madre non cesserà di pregare per voi affinché ci troviamo un giorno tutte insieme in cielo, ai piedi di Gesù e di Maria. Pregherò per la nostra Congregazione perché si sviluppi e lavori unicamente “per la maggior gloria di Dio” e il bene delle anime.

Coraggio e fiducia, Figlie mie carissime!

Sebbene il mio corpo sia nella tomba, l’anima e il cuore sono con voi. Vi amo e vi benedico. Avanti con coraggio nella via della virtù!

Sursum corda! In alto i cuori!

Abbiate fiducia!

Il Cuore di Gesù è con noi. Nel suo Cuore divino siamo sempre unite!

 


PRIMA DOMANDA - Il Sacratissimo Cuore di Gesù
 

La prima e più ardente domanda che vi rivolgo, Figlie mie, è questa: amate, amate sempre più ardentemente il Cuore divino di Gesù per mezzo del Cuore Immacolato di Maria.

Il Signore si è servito di me, misera, per dare vita a questo nuovo ramo spuntato sul vecchio tronco delle Orsoline. Il più giovane e il più debole, ma esclusiva proprietà del dolce Cuore di Gesù. Perciò il nostro compito essenziale, Figlie mie, è di amare questo Cuore divino con tutte le nostre forze. Amiamolo questo Cuore divino. La nostra vita sia un continuo atto d’amore verso il dolcissimo Cuore di Gesù. Affinché possiate amare, chiedete questo amore. La vostra invocazione più frequente sia la preghiera: “Cuore divino di Gesù fa ch’io ti ami sempre più”.

Chiedete per voi stesse, per ogni suora, quest’amore ardente e fervoroso verso il dolce Cuore di Gesù. L’amore al divin Cuore domini i vostri pensieri affinché si rivolgano sempre più verso il Cuore divino. L’oggetto prediletto dei vostri pensieri sia il Cuore divino di Gesù.

L’amore verso di lui susciti nel vostro cuore un’incrollabile fiducia nella bontà del Cuore di Gesù; la certezza fiduciosa che, nella più profonda pace, attende tutto dal Cuore santissimo di Gesù. Accada quel che accada: voi rimanete nella beata certezza che il Cuore di Cristo vi condurrà per la buona strada anche se seminata di spine. Non perdete mai la tranquillità dell’anima che riposa nel Cuore di Cristo, né l’incrollabile fiducia che tutto andrà bene perché egli dirige ogni cosa secondo la sua volontà.

Questa fiducia incrollabile, semplice, tranquilla è una delle maggiori prove d’amore che possiamo dare a Gesù. Abbiate fiducia, Figlie mie, abbiate fiducia, anche se l’orizzonte della vita dovesse essere nero come la notte. Abbiate fiducia! Gesù, il suo Cuore, ha vinto il mondo e tutte le sue povertà e miserie. “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno” (Lc 12,32). Fate già parte del regno del Cuore di Cristo, perciò cercate solamente di estendere questo regno, questo dominio del Cuore di Cristo sulle anime, e non vi preoccupate d’altro. Il Cuore di Gesù vi dà tutto ciò di cui avete bisogno per la vostra salvezza. Non avete bisogno di niente altro. Donaci, o Signore, l’amore, un amore sempre più grande e questo ci basti!

Volendo amare veramente questo Cuore divino di un amore che sia per lui consolazione, amatelo per mezzo del Cuore Immacolato della Vergine Maria, nostra fulgida Stella del Mare, che con i suoi chiari raggi ci conduce al Sole divino, al Cuore dolcissimo di Gesù. Quando i vostri cuori sono invasi dal freddo e dal buio, guardate la nostra Stella, stringetevi al Cuore Immacolato di Maria, chiedete a questa nostra Madre di rischiarare con la sua luce le vostre tenebre, di riscaldare col suo calore i vostri cuori per poter amare sempre, e sempre meglio il Cuore divino di Gesù.

Infine testimoniategli il vostro amore con la fedele e con la costante imitazione delle sue virtù. Imitandole vi mostrerete sue serve fedeli, serve che lo amano al di sopra di tutto.

Nelle successive domande, voglio, Figlie mie, porre davanti ai vostri occhi le virtù del Cuore divino, chiedendovi al tempo stesso: Figlie mie, imitate, imitate coraggiosamente le virtù del Cuore divino di Gesù, in questo sta il vostro amore, la vostra vita, la vostra santità, la vostra gloria eterna.




SECONDA DOMANDA - L’umiltà

Figlie mie carissime, contemplate l’umiltà del divin Cuore ed imitatela. Noi, discepole del Cuore di Gesù, dobbiamo prima di tutto imitare questa virtù da lui prediletta. Noi, serve dei poveri, dobbiamo diventare piccole, molto piccole per attirarli a noi e portarli a Dio. Ripetete ogni giorno non solo con le labbra, ma con tutto il cuore e con desiderio: “Rendici piccole come quel piccolo verme che striscia per terra e che inavvertitamente il piede del bimbo calpesta senza timore”.

Desiderate essere piccole – non vogliate esserlo soltanto emotivamente, perché il sentimento spesso ci inganna, ma con la vita e con l’azione, perché nell’azione è la verità. Cercate di essere umili e piccole. Ricordate che l’umiltà è la radice di ogni virtù; la virtù che non nasce da questa radice non è virtù, anche se può apparire tale all’occhio umano.

Siate convinte della vostra miseria e della vostra nullità che non si esprime soltanto con parole e sentimenti, ma con fatti. Non dite solamente: siamo “piccoli vermi”, ma agite di conseguenza. Prima di tutto non vi offendete mai con nessuno e per nessuna ragione. L’umile non può e non è in grado di offendersi perché è convinto di meritare disprezzo e biasimo e pensa piuttosto che tutti lo trattino troppo bene, per cui, invece di offendersi ringrazia per ogni cosa. Figlie mie, non vi offendete! Rigettate da voi, come una tentazione, il pensiero che vi si faccia torto, che vi si metta da parte, che vi si manchi di rispetto, e che ci si dimentichi di voi. Queste sono insinuazioni diaboliche che tendono a strapparvi quella santa pace di cui godono gli umili. Anche se vi trattassero nel peggiore dei modi, dite a voi stesse che tutto è ancor troppo buono, perché meritereste l’inferno. Ringraziate per ogni cosa, ma Figlie care, non lasciatevi mai, mai dominare dalla suscettibilità.

Ricordate che l’umile accetta volentieri ogni osservazione. Non si difende neppure quando l’osservazione è ingiusta. L’umile crede che gli altri vedano meglio di lui e cerca unicamente di trarre giovamento dall’osservazione fattagli.

L’umile non parla di sé, né in bene né in male. Cercate di annegare nel silenzio il vostro “io”.

Lottate fino in fondo contro l’ambizione, poiché questa è all’origine della caduta di una religiosa. Da essa nascono le gravi malattie dello spirito, come: l’odio e l’invidia che uccidono la vita interiore. Abbiate una sola ambizione: essere un nulla, per passare attraverso il mondo come se non esisteste. Rallegratevi dei successi delle consorelle nel lavoro, quando sono piú stimate di voi, quando vengono loro affidati compiti piú importanti e cariche più elevate. Rimanete tranquille nel vostro angolo, ricordando ciò che ci suggerisce L’Imitazione: “Vuoi sapere che cos’è che produce grande pace? L’essere sconosciuto e non considerato affatto.” Quanta pace abita nel cuore dell’umile!

Guardatevi dalla presunzione che vuol sempre aver ragione e impone agli altri il proprio giudizio. Che cosa perdi cedendo agli altri? A meno che cedendo tu non esponga te stessa o gli altri al pericolo di peccare. Sottomettiti volentieri, per quanto ti è possibile, alla volontà altrui. Le Costituzioni dicono “siate sottomesse le une alle altre”; in ciò è racchiusa una solida umiltà. Voler essere sottomessa a tutti è prova di una vera umiltà, che porta la persona a considerarsi la più piccola e la più misera.

Figlie mie, non desiderate mai alte cariche e accettatele con umiltà, se il Signore ve le affida, ma non desideratele mai. Rallegratevi se altre, più giovani, vi saranno chiamate. Sottomettetevi volentieri alle superiore anche più giovani, dimostrando loro lo stesso rispetto che avevate nel noviziato per la vostra superiora.

Figlie carissime, siate umili, non cercate né lodi né riconoscimenti. Meno ne riceverete dagli uomini, tanto più Dio vi circonderà di gloria nel cielo.

Vogliate, Figlie mie, essere piccole, molto piccole; il posto più sicuro è l’ultimo. Imparate dal Cuore di Gesù che è mite ed umile. Siate silenziose non solo interiormente ma anche esteriormente. Non fate chiasso, parlate sottovoce, camminate e lavorate silenziosamente. Il chiasso è sempre, anche se inconsciamente, un voler dire a tutti: sono io.

Figlie mie, vi supplico: siate silenziose ed umili. Dio sarà con voi e il Cuore divino benedirà certamente il vostro lavoro e l’amore santo vi unirà.

Figlie mie, siate silenziose ed umili. L’umiltà è la virtù caratte­ristica, fondamentale dell’orsolina del Cuore di Gesù. Vi supplico, Figlie mie, siate umili!




TERZA DOMANDA - L’amore fraterno

 

Il Salvatore nostro, dopo aver istituito l’Eucaristia, disse ai suoi apostoli e di conseguenza a noi: “Vi dò un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,34-35).

Figlie mie, ecco l’insistente preghiera della vostra vecchia Madre: meditate spesso, spesso queste parole per poterle realizzare nella vita e nell’amore vicendevole. Se sarete umili e silenziose, secondo l’esempio del Cuore divino, non troverete difficoltà alcuna nel compiere questo comandamento dell’amore. Contemplate quel meraviglioso modello d’amore lasciatoci da Gesù! Amatevi a vicenda come Gesù ci ha amato. Contemplate l’amore di Gesù per noi! Quali sono le sue caratteristiche? Eccole: bontà senza limiti, sacrificio fino alla morte e alla morte di croce.

Per cui: bontà verso gli apostoli, verso le folle che lo circondavano, verso i bambini che cercavano le sue carezze, verso i peccatori, verso i suoi stessi carnefici. Con quanta bontà parlava loro, sopportava le loro debolezze, li aiutava, li sosteneva, li guariva e perdonava. E noi?

Siate buone, Figlie mie, e cioè affabili con tutti. Incontratevi sempre con cordialità, con un sorriso d’amore, con una buona parola sulle labbra. Rallegratevi quando potrete rendere agli altri qualche servizio, anche se esso vi costasse più lavoro o qualche scomodità. Non sapete quanta gioia date agli altri con un sorriso amichevole, con una parola buona! Non giudicate gli altri e se non potete valutare il gesto in sé, astenetevi dal giudicare l’intenzione che solo Dio conosce. Guardate ogni consorella con l’occhio limpido dell’amore e allora vedrete tutte in buona luce.

Ricordate due cose: la bontà sa sempre ringraziare cordialmente, anche per le più piccole cose; la bontà sa accettare i piccoli servizi, anche se inutili, con gentilezza e gratitudine.

Vivete sempre in concordia con tutti. Iddio vi preservi dai litigi tra voi. Cedete volentieri agli altri, pur di mantenere la pace. Siate più che buone, siate piene di sacrificio, pronte, come Gesù, a dare la propria vita per il bene degli altri.

Figlie mie, Gesù ha dato la sua vita per noi: non siamo in grado anche noi di rinunciare alle nostre comodità, ai nostri gusti, al nostro piacere per lui, presente nelle consorelle? Pensate sempre, prima di tutto, agli altri perché si sentano bene, a loro agio, e soltanto dopo pensate a voi stesse, per quanto sarebbe meglio dimenticarsi completamente. Vivete come Gesù per la felicità degli altri e vi diano coraggio le sue parole: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). Così dunque, vivendo per la felicità delle vostre consorelle, vivrete per la felicità e la consolazione di Gesù, del suo Cuore agonizzante. Non dovrebbe questo pensiero incoraggiarvi a promettere a Gesù ogni giorno, ai piedi della croce: Cuore di Gesù agonizzante, voglio consolarti dando felicità alle mie consorelle!

È forse difficile diffondere la gioia intorno a noi? Oh no! Basta avere il cuore pieno d’amore, il sorriso amichevole sul volto, la parola affabile sulle labbra, la prontezza anche ad ogni più piccolo servizio d’amore, irradiato dalla santa gioia. Diventerete così angeli di felicità, raggi di sole per tutta la vostra Congregazione.

Vivete, Figlie mie, per la felicità degli altri e per la consolazione del Cuore di Gesù agonizzante. Se vi eserciterete così, silenziosamente, nell’amore fraterno, conquisterete quella forza d’amore che vi renderà capaci di sacrifici eroici, se il Signore un giorno ve li chiederà.

Figlie mie carissime, amatevi a vicenda! Siano lontani da voi la discordia, l’invidia che è la nemica mortale dell’amore, l’egoismo che pensa solo a sé ignorando gli altri, l’ambizione che fa del proprio “io” un idolo, l’occhio mali­gno che vede il male nelle consorelle, invece di riconoscerlo in se stesse.

Amatevi, Figlie mie, affinché io, guardandovi dall’altro mondo, vi veda unite nell’amore più puro, sì da formare un cuore e un’anima sola. Questo è l’ardente invito della vostra vecchia Madre che vi ama tanto dal profondo del cuore!

 


 

QUARTA DOMANDA - La povertà

 

Ricordate, Figlie mie, che, la povertà è il muro maestro dello spirito religioso e per questo dovete amarla con tutto il cuore.

La nostra Congregazione deve essere a servizio dei piccoli e dei poveri ed è per questo che anche noi, in tutta la nostra vita, dobbiamo essere piccole e povere. Non aspirate ad avere case belle, ampie, comode. No, no! Vi scongiuro, Figlie mie, così come durante la mia vita le nostre case sono state molto povere, la nostra vita spesso scomoda, e il vitto molto semplice, continuate a camminare anche nel futuro attenendovi a ciò che è scritto nei nostri Usi. I vostri desideri siano sempre diretti verso la povertà. Amate il vostro abito povero, e non vi vergognate se qualche volta sarà rattoppato, basta che sia pulito.

Non desiderate eccezioni, rallegratevi se potete condividere con tutte ciò che offre la comunità. E se qualcuna ha bisogno di eccezioni, le consideri una penitenza e non vi attacchi il cuore. “Pulito e povero”, non “bello e comodo” sia il motto della povera serva dei poveri.

Con la povertà nella vita, con la povertà nei desideri, vi sarà facile indirizzare il cuore a Dio, unico tesoro dell’anima interamente povera. E se alle volte dovrete sentire le conseguenze della povertà, ad esempio se si dimenticassero di darvi ciò che avete chiesto, o se sperimenterete la mancanza di qualche cosa, o se riceverete qualcosa peggiore di ciò che altre hanno ricevuto, non vi lamentate e non vi lasciate prendere dal cattivo umore, non vi abbandonate a sentimenti d’invidia. Rallegratevi piuttosto di poter imitare, almeno un po’, Gesù sulla croce, povero, spogliato persino delle vesti.

Più saremo povere tanto più comprenderemo le parole di San Francesco, il poverello d’Assisi: “Dio mio e mio tutto”. Quanto meno avremo bisogno per noi stesse, tanto più potremo dare ai poveri.

Con la povertà è strettamente legato il lavoro. Siamo povere e, come tali, abbiamo il dovere di guadagnare il pane per noi e per i nostri bambini poveri. Il nostro dovere è il duro lavoro del povero. Come il povero che lavora col sudore della sua fronte, anche se gli dolgono le ossa e lo tormenta il sonno, perché sa che deve lavorare, altrimenti lui e i suoi figli rimarranno senza pane, così anche noi dobbiamo lavorare. Non siamo venute qui per affaticarci meno che nel mondo, ma per lavorare di più e più duramente. Nel mondo lavoravamo per noi, mentre qui lo facciamo più espressamente per Dio che si è tanto affaticato per noi e ha dato per noi la sua vita. Non ci vergogniamo di lavorare. Nessun lavoro è umiliante per l’uomo. Va a quel lavoro che l’ubbidienza ti assegna, senza chiederti se è più o meno importante, umile o elevato e onorevole. Lavora per Dio solo e sii sempre, sempre pronta a qualunque lavoro. Dio non permetta che ci sia tra voi qualcuna che si risenta perché le è stato assegnato, secondo lei, un lavoro più umile. Quanto più il lavoro è umile agli occhi degli uomini, quanto più è nascosto, quanto più porta fatica e stanchezza, quanto meno è onorifico, tanto più esso deve esservi caro, se avete lo spirito di povertà.

Lavorate con zelo per Dio. Il vostro lavoro serve a mantenere i nostri orfani. Ricordiamo quello che il Signore ha detto: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). Il pensiero che, lavorando per il mantenimento dei nostri orfani, lo facciamo per Gesù stesso, non ci stimolerà forse ad essere sempre più zelanti e a dedicarci senza limiti al nostro lavoro?

Nella povertà e nel lavoro, anche se duro e faticoso, desidero vedervi, Figlie mie carissime. Prego e scongiuro voi che conosco e che ho personalmente formate, e quelle che non conosco perché entrate in Congregazione dopo la mia morte – ma che amo come se le conoscessi – amate la povertà, desiderate la povertà! Io dall’alto pregherò perché mai entri nelle nostre case la ricchezza, l’eleganza, la ricercatezza, la comodità. No, no! Povere, siate povere e rimanete povere – ricordate che è meglio aver bisogno di meno che di più. “Dio mio e mio tutto!”: ecco la nostra ricchezza!

 


 QUINTA DOMANDA - L’ubbidienza

 

Come l’umiltà è la radice di ogni virtù, così l’ubbidienza è il fondamento di ogni virtù religiosa. Se volete essere buone e sante religiose, cercate di coltivare in voi un’ubbidienza perfetta. L’ubbidienza deve nutrirsi di fede, altrimenti non sarà mai perfetta. Dovete credere fermamente che Dio nella persona delle superiore guida le nostre case; che Dio, attraverso le superiore, vi conduce, vi indica la strada da seguire, vi rivela la sua volontà. La decisione delle superiore è per le suddite volontà di Dio. Rispettate dunque, amate, obbedite, onorate Dio nelle superiore.

In tutte le nostre case, sia la casa madre o la centrale o le filiali, la persona della superiora o direttrice sia circondata dal più grande rispetto ed amore, e questo per Dio. Figlie mie, avete circondato di grande rispetto la vostra vecchia Madre, ed io ho sempre accettato questi segni perché sapevo che, sebbene nulla mi si dovesse, nella vecchia Madre, avete dimostrato a Dio la vostra devozione, e per Dio nulla è troppo. Ciò che avete reso a Dio nella persona della vostra vecchia Madre, datelo ad ogni vostra superiora o direttrice, perché in loro onorate Dio, che è ugualmente degno di rispetto sia nella vecchia Madre che nella giovane superiora o direttrice. La nostra Congregazione, la cui virtù fondamentale è l’umiltà, deve distinguersi per la stima e il rispetto, resi ai superiori.

Non pensate che l’età ci dispensi dai segni di rispetto in uso, come ad esempio: inginocchiarsi davanti alla superiora, quando si chiede qualcosa, quando essa ci ammonisce, quando si domanda perdono o la benedizione; oppure alzarsi, quando la superiora entra nella classe, nel refettorio o in altre stanze, ecc.; oppure chiedere perdono e ringraziare in refettorio, ecc. Né l’età avanzata della suora, né l’età giovane della superiora o direttrice dispensano da questo. Lo stesso Dio è presente sia nella vecchia che nella giovane superiora. E noi, giovani o vecchie, siamo sempre “piccoli vermi” davanti al Signore, dinanzi al quale dobbiamo prostrarci con profonda umiltà. Anzi, le più anziane diano il buon esempio alle giovani, insegnando loro con i fatti come bisogna circondare di rispetto le superiore, perché in esse onoriamo Dio. Le giovani superiore o direttrici abbiano cura che questi segni di rispetto in uso nella nostra Congregazione, siano resi a Dio nella loro persona, e sappiano che non hanno diritto, per falsa umiltà, di esimerne le suore senza necessità, perché questi segni di rispetto e stima non sono dovuti a loro, ma all’Altissimo.

Ancora una cosa vi chiedo, Figlie carissime, ascoltate con rispetto, stima ed amore, le conferenze delle superiore. Nessuna pensi di non averne bisogno, di sapere meglio di loro come comportarsi. Non togliete l’uso della preparazione serale alla meditazione del giorno seguente, con la scusa che le considerazioni della superiora non vi convincono. No, Figlie mie, no! C’è in questo un forte fondo di orgoglio. Ricordatevi che Dio vi parla attraverso le superiore. Ascolta con umiltà, sii convinta di aver bisogno delle esortazioni della superiora. E se anche per dieci volte non vi troverai nulla di adatto per te, può darsi che l’undicesima volta il Signore si serva delle sue parole per rivelare al tuo cuore i tesori del suo Cuore divino, quei tesori che, da sola forse, non avresti mai scoperto.

Se la vostra ubbidienza scaturisce dalla fede, non vi sarà difficile compiere la volontà di Dio espressa nelle Costituzioni, negli Usi e nella volontà delle superiore. Amate la volontà di Dio, e così amerete l’ubbidienza che vi dà la possibilità di compiere in ogni momento il volere di Dio. Quale delizia scaturisce da questo pensiero: “tutta la giornata, dalla mattina alla sera e, dalla sera al mattino, so chiaramente dov’è per me la volontà di Dio, e con questa volontà posso essere in una  comunione continua”.

Amate l’ubbidienza, essa trasformerà tutta la vostra vita in un olocausto di puro amore a Dio. Non vogliate appartenere al numero di quelle anime che amano l’ubbidienza solo quando la volontà delle superiore coincide con la propria, ma che sono riluttanti e mormorano quando la volontà delle superiore non è di loro gradimento. No, no! Ubbidite sempre, sia che la volontà delle responsabili vi piaccia oppure no; in essa incontrate la volontà di Dio, e ciò vi basti. Siate pronte ad ogni cenno della volontà delle vostre superiore e ad ogni ordine rispondete sempre: “Eccomi, sono la serva del Signore” (Lc 1,38). Come Dio vuole!

Amate la santa ubbidienza! Venerate, ubbidite alle vostre superiore, rispettatele e Dio sarà con voi, Figlie mie care. Vi prego umilmente, adempite questa domanda della vostra vecchia Madre, perché anche in essa vi è certamente la volontà di Dio! Ubbidite nelle piccole cose, ubbidite nelle grandi, ubbidite sempre e dovunque. Quanto più siete anziane, tanto più siate ubbidienti: ubbidite!

 


 

SESTA DOMANDA - La preghiera

 

Non dobbiamo vivere per la terra, ma per il cielo. E per il cielo si vive unendosi a Dio con la preghiera. La preghiera è infatti il ponte che unisce il temporale all’eterno, la terra al cielo, l’uomo a Dio. E perciò la vita della religiosa deve essere vita di preghiera.

In primo luogo eseguite con grande esattezza gli esercizi spirituali prescritti dalle nostre Costituzioni. Per quanto è possibile, non vi dispensate da essi senza una vera ragione. Questi sono, infatti, i vostri doveri verso l’Altissimo. Dio vi preservi dal trascurarli, anzi eseguiteli con la massima coscienziosità.

Chi vuole veramente, fa di tutto, prevede, e trova, di solito, il tempo per questi importanti doveri che sono i nostri esercizi spirituali. Saranno essi ad attirarvi la grazia, la luce, l’aiuto di Dio, saranno essi a far scendere su tutta la vostra vita la sua benedizione. Senza preghiera non c’è vita per Dio, non c’è servizio a Dio! Figlie mie, eseguite con assoluta fedeltà gli esercizi spirituali senza guardare se in essi trovate consolazione o aridità. Non per la vostra soddisfazione, ma per la gloria di Dio siate fedeli ad essi, lottando coraggiosamente contro la distrazione, la tiepidezza, la pigrizia che tendono, con vari pretesti, a distogliervi dalla preghiera. Pregate con fedeltà e coraggio, giorno per giorno!

Una suora che è fedele al silenzio, che evita la curiosità e di ingerirsi negli affari degli altri, raramente non trova il tempo per i suoi doveri spirituali, anche se ciò può qualche volta capitare, allora, Figlie mie, chiedete la dispensa. E, se non avete il tempo di chiederla, dovete in un secondo momento renderne conto alle vostre superiore. Non vi abituate a dispensarvene da sole.

Cristo ha detto che dobbiamo pregare sempre, senza stancarci mai (cfr. Lc 18,1). Non vi limitate quindi agli esercizi spirituali richiesti dalle nostre Costituzioni. No, questo è troppo poco per l’anima! Cercate la continua unione con Dio per mezzo della retta intenzione rinnovata spesso, con frequenti giaculatorie, dirigendo il vostro pensiero, anche durante il lavoro, a Dio, al vostro Gesù, come il fiore si volge verso il sole.

Ecco la felicità dell’anima: essere in Dio e con Dio. Allora tutto ciò che è terreno sembra così piccolo, ed anche tra le sollecitudini, le preoccupazioni, le miserie e le sofferenze di questa vita, brilla sempre un raggio di pace, di speranza, di feli­cità.

In questa continua preghiera bisogna esercitarsi senza scorag­giarsi se non si hanno i risultati che si vorrebbero. Occorre pro­vare, riprovare e sforzarsi, e questo lavoro, – se fatto per amore – sarà gradito a Dio, anche se ci sembra sterile.

Pregate sempre con fede. Ecco il mio consiglio, Figlie care: non ritenete tempo perso il fare, all’inizio di ogni preghiera, un atto di autentica e profonda fede. Più sarà impresso nella nostra mente che Dio ci vede, che siamo in sua presenza, che preghiamo ai suoi piedi, che ci stringiamo al suo Cuore divino, più la nostra preghiera sarà facile ed elevata.

Pregate con fiducia senza limiti e con perseveranza. Dio ci darà certamente quello che gli domandiamo, se ciò gioverà al nostro bene spirituale, ma bisogna pregare senza stancarsi, anche per lunghi anni, con la certezza nel cuore, che il buon Padre nei cieli dà ciò che chiediamo in nome di Nostro Signore Gesù Cristo. Se avessimo una fede forte, potremmo trasportare le montagne!

Pregate con amore ardente – se non col sentimento, con la volontà. Cercate di amare Dio onnipotente, nostro Padre buono, cercate di amare il nostro Salvatore crocifisso, cercate di amare lo Spirito Santo che vi santifica, cercate di amare la Santissima Trinità, cercate di amare Maria, Madre nostra. Quanto meno sentirete il fervore sensibile, tanto più desiderate, anche nell’aridità, di mostrare a Dio con perseveranza quell’amore che non riuscite a sentire.

Pregate continuamente, Figlie mie, come vuole Gesù. Offrite a Dio le vostre azioni mediante frequenti giaculatorie, rivolgendo spesso lo sguardo dell’anima verso il tabernacolo, verso la croce.

Vi raccomando in modo particolare una cosa: approfittate con diligenza, malgrado la pigrizia della natura, dei momenti perduti “les moments perdus”. Mentre aspettate, camminate per le strade, da un posto all’altro, pregate, pregate. Questi sono i momenti nei quali di solito non si pensa a nulla di importante, in cui i pensieri girano intorno a se stessi come in un caleidoscopio, oppure si è presi dalle preoccupazioni o da piani irreali per il futuro. Farete molto di più pregando.

Oremus, preghiamo, Figlie mie, non posso consigliarvi nulla di meglio. La vostra vita si trasformi in preghiera e Dio sarà con voi. Nella preghiera troverete colui che amate. Nella preghiera stringetelo fortemente a voi e non lasciatelo mai (cfr. Ct 3,4).

 


 

SETTIMA DOMANDA - L’amore al Crocifisso

“Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo” (Gal 6,14).

Figlie mie carissime, per una religiosa, la devozione a Gesù crocifisso dovrebbe essere l’anima di tutta la sua vita interiore, l’anima della sua anima. Ricordate che dal santo legno della croce sono scaturite le devozioni più care al cuore umano. Gesù crocifisso, con la sua passione e morte, ci ha meritato la grazia delle grazie: la Santissima Eucaristia. Infatti nella S. Messa si rinnova il sacrificio di Gesù sulla croce. Sulla croce Gesù si è fatto trafiggere il cuore per farlo divenire rifugio, difesa e paradiso dell’anima, perché esso sia per noi sorgente da cui sgorgano ininterrottamente grazia e amore. Dall’alto della croce Gesù ci ha dato Maria come Madre e ha dato noi a Maria come figli. Dall’alto della croce sono discese sui santi le grazie che li hanno santificati e che ci hanno dato in loro potenti intercessori e meravigliosi modelli di virtù e santità.

Tutto ciò che è buono, sublime e santo nella vita soprannaturale, è disceso dalla croce, perché Cristo ce lo ha ottenuto con la sua passione e la sua morte. E perciò le persone consacrate dovrebbero volgere il loro sguardo verso la croce, come il fiore verso il sole. Nella croce la nostra salvezza, nella croce la nostra speranza, nella croce l’amore e la felicità,  in essa ogni nostro bene. Perché sulla croce Gesù ci ha redenti col suo preziosissimo sangue, ci ha aperto le porte del cielo; con la sua passione ci ha assicurato l’eterna felicità.

Quale amore, quale gratitudine dobbiamo al nostro Redentore! Il mondo pensa poco a questa gratitudine, pensa poco a questo amore, perché esso esige amore per amore, sacrificio per sacrificio; perché la croce sembra richiamarci a prendere coscienza di dover consolare il Cuore agonizzante di Cristo, di dover portare con lui la croce, perché la sua tristezza e le sue lacrime non possono accordarsi con la superficiale allegrezza del mondo. Perciò alcune persone – consacrate a Dio – prendono su di sé il dovere di amare in modo particolare Gesù crocifisso, di consolarlo con il loro amore, di stare ai suoi piedi come la Maddalena, baciando con grande tenerezza le sue santissime ferite. Con i santi voti si inchiodano alla croce e si impegnano a seguire Gesù crocifisso: povere con Gesù povero, stanche con Gesù stanco, in croce con Gesù in croce.

Per una religiosa la croce è tutta la sua felicità, è tutto il suo amore: è il suo tutto. Ha abbandonato il mondo e ciò che esso può dare, in cambio ha ricevuto la croce e in essa trova ciò che è possibile desiderare:

Tu sostituirai nel mio cuore la patria,
la ricchezza,
tu mi farai sentire il cielo vicino.
L’amore, la libertà, i ricordi del passato
e l’avvenire, tutto si trova nella Croce.

Stringetevi dunque alla croce. Nella croce, e solo nella croce, cercate la felicità, il conforto e la consolazione nella sofferenza, la luce nelle tenebre, il consiglio nei dubbi, il pentimento nelle cadute, la tranquillità nelle tempeste della vita, la speranza nello scoraggiamento, la gioia nella morte!

Figlie mie, amate Gesù crocifisso, amatelo con tutto il cuore. Stringetevi ai suoi piedi, rimanete in lui con il pensiero e con il cuore. Meditate spesso la passione del Signore. Imparate da Gesù crocifisso come amare Dio, come amare gli uomini, come essere umili, obbedienti e mortificati, come sacrificarsi per gli altri, come lavorare per la gloria di Dio e la salvezza del mondo. Il modo migliore per consolare Gesù sulla croce è manifestargli il proprio amore: è imitare le sue virtù.

Quanto più cercherete di imitare Gesù crocifisso, tanto più vi avvicinerete alla croce, tanto più il Crocifisso diverrà il vostro tutto sulla terra. Anche durante la S. Messa meditate la passione di Gesù. Fate volentieri la Via crucis, baciate spesso la croce con grande amore e imparerete facilmente che nella croce vi è la più grande felicità: la felicità del cielo in mezzo alle sofferenze della terra.

Nella basilica di S. Maria degli Angeli a Roma ho trovato le seguenti parole che mi sono state poi nella vita di grande consolazione, luce e dolcezza – e le trasmetto a voi:

Ai piedi di Gesù
sono rose le spine,
è dolce soffrire,
è gioia morire!




 
OTTAVA DOMANDA - La devozione alla Madonna

In questo mio testamento devo dedicare alcune pagine alla nostra Madre, Regina e Signora, Maria Santissima.

Amate Maria, amatela teneramente, amatela sinceramente come buoni figli, amate questa nostra madre. Essa ci è stata donata da Dio. Gesù sulla croce ci ha lasciato in eredità Maria. L’ultima volontà di Cristo è che noi siamo buoni figli di Maria. Tendiamo dunque a questo, preghiamo per questo e cerchiamo con tutte le forze di esserlo. Maria è infatti Madre buona e misericordiosa, lei desidera più di noi stessi la nostra salvezza. Rifugiatevi perciò in lei con la fiducia del bambino. Non permettete mai che si annidino nel vostro cuore lo scoraggiamento, la diffidenza, mai! Siate sicure che Maria, per venire in vo­stro aiuto, compirà un miracolo piuttosto che abbandonarvi. Come un bambino in braccio a sua madre, così voi, rimanete tranquille ai piedi di Maria, anche se alle volte infuria la tempesta.

Amate ciò che piace a Maria. Amate il rosario. Non recitatelo solo con le parole, ma con tutta la vostra vita, impregnandola delle virtù di Maria che ci sono proposte nei misteri del rosario. Sia la recita del rosario un atto di fervente amore verso Maria, sia un incoraggiamento alla virtù, un esame di coscienza sulla fedeltà nel seguire l’esempio di Maria, una preghiera per ottenere la santità imitando la santità di Maria. Abbiate sempre il rosario con voi, giorno e notte, non lasciatelo mai. Sia esso un vostro fedele amico, la catena che unisce il vostro cuore al cuore della Madre nostra in cielo.

Vi siano particolarmente care le parole di Maria che formano il motto della nostra Congregazione: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38). La prova più grande del nostro amore verso Maria è senz’altro l’imitazione delle sue virtù. Vogliate dunque come lei, che è santa e immacolata, essere fedeli serve del Signore, sempre pronte a compiere la sua volontà, sia essa portatrice di gioia e di piacere ovvero di croci e di sofferenze. La volontà di Dio! Come Maria salutava ogni espressione della volontà di Dio con le parole: "Eccomi, sono la serva del Signore...", da lei dette un giorno e ripetute per tutta la vita con il cuore e con le azioni, così anche voi, Figlie mie, siate come lei sempre, in ogni circostanza della vita, umili ancelle del Signore che accolgono sempre la volontà di Dio, qualunque essa sia, col sorriso sulle labbra, col "Fiat" e il "Deo gratias" nel cuore, anche se con le lacrime agli occhi – come Maria!

E se la volontà di Dio vi opprimerà dolorosamente, e se vi mancheranno le forze per una silenziosa rassegnazione, allora volgete lo sguardo dell’anima verso Maria, verso la vostra tenerissima Madre e chiedetele: O Madre, insegnaci ad essere sempre silenziose serve del Signore, che desiderano un’unica cosa: che la volontà di Dio e non la propria si compia.

Amate Maria, Figlie mie, amate il rosario e credetemi: la migliore devozione verso di lei è quella di essere come lei silenziosa, fedele, umile ancella del Signore che ripete continuamente col cuore e con i fatti: Eccomi, sia fatto come Dio vuole, come Dio vuole!




 
NONA DOMANDA - La mortificazione

Figlie mie, contemplate spesso il Cuore divino di Gesù trafitto dalla lancia, coronato di spine. Ascoltate quel lamento doloroso di Cristo agonizzante: “Ho cercato dei consolatori e non ne ho trovati” (cfr. Sal 69,21) Contemplate quel cuore abbeverato di disprezzo, di obbrobrio, di sofferenza, e capirete che chi ama il Cuore divino deve comprendere la mortificazione e ciò che con essa è inseparabilmente unito: l’amore alla croce.

Non pensate che esiga da voi mortificazioni e penitenze straordinarie. No, Figlie mie! Io, nella nostra vocazione, sono contraria a qualsiasi forma di stravaganza, ma vi incoraggio a quella mortificazione che deriva dal nostro lavoro e dalla nostra povertà. Vi incoraggio alla mortificazione che incontriamo ad ogni passo, che è necessaria per condurre bene le nostre opere, quella di cui abbiamo bisogno per vivere fedelmente nell’amore fraterno e nell’ubbidienza religiosa. Direi, quella generosa mortificazione, che non dà nell’occhio, non attira l’attenzione e perciò è più sicura, perché aliena dalla tentazione di vanità e dal sentirci superiori alle altre. La vita religiosa deve essere una vita di mortificazione. Una vita senza mortificazione non è vita religiosa.

La nostra prima mortificazione, Figlie mie, è la fedele osservanza delle nostre Costituzioni. Esse sono per noi un giogo, certamente, quindi una mortificazione. La stessa vigilanza di non trasgredire le prescrizioni delle Costituzioni è una costante mortificazione. I maestri di vita interiore affermano che la vita di una religiosa che adempie fedelmente la santa Regola è vita di martirio. Datevi soprattutto a questa mortificazione.

Prendete volentieri su di voi la mortificazione che deriva dalla pratica di ogni virtù. Non vi è virtù senza mortificazione. Una grande pensatrice cattolica, madame Svétchine, dice che la virtù che non costa non vale nulla.

La mortificazione è una lenta morte inflitta alla nostra natura umana corrotta, è un agire contro il proprio arbitrio, la propria velleità, il proprio capriccio, calpestando il “voglio” e il “non voglio”, per compiere sempre ciò che più piace a Dio.

Non vi trastullate con piccole mortificazioni, spesso infantili a scapito della vera mortificazione, generatrice di virtù. Tuttavia la più piccola mortificazione, compiuta per amore di Dio, giova alla tua anima, purché non ti distragga da quella che è più necessaria e che genera la vera virtù. Quante si divertono a inventare piccole mortificazioni, sentendosi poi esonerate da quelle che l’esistenza, il lavoro, la vita comunitaria portano con sé. Anche se le prime sono in sé buone, queste ultime sono migliori e più sicure perché non ci portano alla vanità. Esercitatevi dunque coraggiosamente nella mortificazione più importante, che è parte integrante dell’esercizio di ogni virtù.

Hai bisogno di mortificazione per vivere in concordia e comunione con le suore, per essere servizievole, amabile. Hai bisogno di mortificazione per pregare con raccoglimento, per lavorare con assiduità, per ubbidire con prontezza e coraggio, per mantenerti in una continua serenità d’animo. Queste occasioni non hai bisogno di cercarle; si presenteranno da sole purché tu sappia coglierle.

Un altro, importante genere di mortificazione, è sopportare in silenzio e volentieri le piccole croci che Dio ci manda: è l’amore della croce. La vita, porta con sé, di tanto in tanto, una croce più grande, ma giorno per giorno, porta piccole croci, come punture di spillo, che tuttavia tormentano e inquietano l’anima. Accogliete, a braccia aperte, Figlie mie, queste piccole croci. È Dio che le manda. Esse sono l’espressione della sua volontà. Amiamole quindi con tutto il cuore perché ci conducono a Dio più sicuramente delle più grandi consolazioni. E davanti alle croci più grandi che riempiono la nostra vita di dolore e di sofferenza, inginocchiatevi come Sant’Andrea esclamando: “Ave croce santa, unica mia speranza, ave!”.

La migliore prova d’amore che possiamo offrire a Dio è quella di portare volentieri la croce. Non esiste un atto d’amore maggiore di questo. Come non amare la croce che ci consente di dire a Dio: Signore, tu vedi che ti amo!

Amate ogni croce, piccola o grande che sia, ed anche quella piccola croce che forse sarà per voi la morte della vostra vecchia Madre. Amate le vostre piccole croci, ognuna di esse è una preziosa reliquia della croce di Cristo e per questo bisogna stringerla con amore e portarla con santa gioia.

Le croci che Dio ci manda, piccole o grandi, sono la migliore scuola di mortificazione. Portare le croci volentieri, silenziosamente, con serenità è la mortificazione più gradita a Dio, non possiamo immaginare niente di meglio. Coraggio dunque, Figlie mie care! Dite sempre con gioia: “Ave croce santa, unica mia speranza!”.




 
DECIMA DOMANDA - La fedele osservanza della santa Regola

"Chi vive nella Regola, vive in Dio". Per "Regola" intendiamo: le nostre Costituzioni e gli Usi che sono una dettagliata interpretazione dello spirito della santa Regola. La fedeltà alla santa Regola: ecco la nostra via più diretta e più sicura che porta alla santità. Non possiamo immaginarne una migliore.

La santa Regola è il nostro tesoro, perché è per noi l’espressione più chiara e più sicura della volontà di Dio. In essa vi è la volontà di Dio per noi e perciò deve esserci infinitamente cara. Non abbiamo bisogno di affaticarci a cercarla. Noi l’abbiamo, viviamo in essa, siamo da essa circondate ad ogni passo. Come l’uccello nell’aria e il pesce nell’acqua, così noi siamo immerse nella volontà di Dio, manifestata nella santa Regola. Cosa vuol dire essere unita a Dio? Vuol dire essere unita alla sua volontà. Chi è più intimamente unito a Dio? Colui che ad ogni passo compie la volontà di Dio e la cui volontà è più strettamente unita a lui. A questa unione con la volontà di Dio ci porta con maggior sicurezza la santa Regola, perché ci indica dov’è per noi la sua volontà; ci offre la possibilità di compierla in ogni istan­te.

Amiamo, amiamo ardentemente la nostra santa Regola. Impe­gniamoci ad osservarla fedelmente. Approfondiamola, meditiamola. Essa è la nostra forza, la nostra gioia, il segnale che ci indica la via del cielo, la nostra luce, perché vi è chiara­mente espressa, per noi, la volontà di Dio.

Non ci allontaniamo dal fedele compimento della santa Regola. Essa ci frena alle volte, è vero, ma frena la nostra natura corrotta, e questo è bene anche se alla natura umana non piace. La Regola ci libe­ra dai vincoli del nostro “io” terreno per elevarci in alto, ver­so Dio, sulle ali della sua volontà.

Prendiamo dunque su di noi con coraggio e di buon grado, il giogo della santa Regola! Quel giogo è, per chi ama Dio, legge­ro e dolce, perché è la volontà di Dio, immensamente cara, san­ta e sapiente: il nostro tesoro, il nostro tutto in terra.


 
UNDICESIMA DOMANDA - La volontà di Dio

Sulla terra non abbiamo nulla di più grande della volontà di Dio. La santa Regola ci è tanto cara perché ci indica, ad ogni passo, la volontà di Dio da compiere. Ma essa può manifestarsi anche in altro modo.

Nella santa Regola Dio ci manifesta la sua volontà attraverso varie circostanze della vita, che non dipendono da noi, ci mostra la sua volontà affinché ci conformiamo e ci sottomettiamo ad es­sa. Se vogliamo essere intimamente unite alla volontà di Dio, dob­biamo non soltanto compierla fedelmente, ma conformarci e sottometterci ad essa. Dobbiamo accettare ancor prima che av­venga, tutto ciò che Dio deciderà nei nostri riguardi, perché qualunque cosa Dio farà, sarà sempre per il nostro bene. Viviamo tranquille nella volontà di Dio, lottando contro ogni inquietudine, preoccupazione, paura che, a volte ci invade, special­mente di fronte ad un imminente pericolo o sofferenza. Perché agitarsi? Perché preoccuparsi? Sarà ciò che Dio vorrà, e sarà bene.

"Come Dio vuole". Queste parole pronunziate con amore sono un balsamo per l’anima afflitta. Ripetetele in mezzo alle preoccupazioni, alle inquietudini, ripetetele anche quando Dio vi manda una croce, allora non solo accettate la volontà di Dio, ma sottomette­tevi ad essa silenziosamente, senza lamenti, col sorriso sulle labbra, col "Deo gratias" nel cuore. "Come Dio vuole". Questa croce è la volontà di Dio, e la volontà di Dio è il nostro più grande tesoro sulla terra, è la felicità dell’anima che ama Dio. “Come Dio vuole!”

Amate la volontà di Dio. Schiacciate con coraggio il duro e amaro guscio di questa noce di paradiso che Dio vi offre. Vi troverete dentro il gheriglio della sua volontà carico di bontà e di dolcezza.

Vuoi essere, Figlia mia, intimamente unita a Dio? Adempi fe­delmente la sua volontà, accettala con amore, sottomettiti ad essa con coraggio e con gioia, e giungerai così alla vetta della santità. Preghiera, penitenza, amore: ecco nelle sue grandi linee la vi­ta religiosa. Ricorda dunque:

‑ La migliore preghiera: conformarsi alla volontà di Dio;

La migliore penitenza: abbandonarsi silenziosamente alla vo­lontà di Dio;

La migliore espressione di amore: compiere fedelmente la vo­lontà di Dio.

"Come Dio vuole, come Dio vuole". Con queste parole sulle labbra vivrai la tua vita tranquilla in mezzo alle tempeste della vita; raggiante nel buio; forte nella lotta; amante in mezzo all’odio; santa in mezzo ai peccati, divina, benché ancora in terra. "Come Dio vuole!"

 

 
DODICESIMA DOMANDA - La serenità d’animo

Uno dei grandi autori di vita spirituale scrive che la costante serenità d’animo è la più grande penitenza. Ed è vero, perché occorre molta forza di volontà per dominare se stessa, per mortificarsi, per essere sempre serena, luminosa, raggiante, tranquilla malgrado le difficoltà, i dispiaceri, gli insuccessi, le inquietudini, i malesseri, le sofferenze. D’altronde, questa serenità d’animo, questa intima felicità è il più valido aiuto nel lavoro su sé stessi. È per l’anima ciò che il sole è per la terra. Come sotto l’azione dei raggi del sole si schiudono i fiori e maturano i frutti, così nell’anima serena, raggiante, si sviluppa il meraviglioso fiore della santità, che genera molteplici frutti di virtù.

Il sole nel cielo, un’anima raggiante sulla terra, quanta felicità danno al mondo, quanta benedizione recano agli uomini, quanto conforto ai cuori!

Forse il più grande atto d’amore verso il prossimo è la costante serenità d’animo che diffonde intorno a sé luce e calore. La persona raggiante di gioia passa silenziosa come un raggio di sole, anche se a volte è afflitta di non fare nulla di bene – perché è ignara di aver suscitato con la sua serenità tanti limpidi sorrisi sulle labbra degli altri, di aver infuso in tanti cuori il balsamo della consolazione, di avere spesso riscaldato cuori freddi, indifferenti, di aver dissipato tante nubi di sfiducia, perfino di disperazione, di aver seminato inavvertitamente tanta gioia intorno a sé. Lei non lo sa, ma lo sa Dio. E Dio le attribuirà il merito della felicità che ha dato agli altri.

Occorre infatti molta forza d’animo per mantenersi in questa raggiante serenità. Non è facile essere gioiose quando l’inquietudine ci assilla, quando le persone ci stancano, ci infastidiscono, quando la mole di lavoro non ci lascia un momento di riposo, quando la malattia mina le forze dell’organismo e il dolore fisico o morale ci tormenta, quando ci si sente cadere sotto il peso della croce. No, non è facile! Soltanto chi aderisce con la propria volontà alla volontà di Dio, solo chi cerca la felicità nel volere del Signore è capace, nonostante tutto, di conservare in sé questa santa serenità, questa limpida, luminosa felicità soprannaturale.

Figlia mia, se sei entrata in convento per cercare Dio, devi anche trovarvi la felicità, perché qui hai la sorgente stessa della felicità, hai Gesù nel tabernacolo, Gesù nella comunione quotidiana, sei circondata dalla volontà di Dio. Che cosa ti manca ancora per essere felice? Se tu riconosci e comprendi la felicità della vita religiosa, sarai senz’altro felice. E la tua felicità, indipendentemente dalle circostanze esterne, brillerà anche fuori e infonderà calore. In tal modo tu diventerai "radiosa".

Ama Gesù, amalo sulla croce, amalo nel tabernacolo, amalo nel volere divino e sarai sempre felice; e questa felicità ti trasformerà in un sole per gli altri, perfino per Gesù che nel tabernacolo è circondato di indifferenza, di freddezza, di solitudine. Non è forse questo un compito meraviglioso?

Ricorda inoltre che una persona raggiante è di per sé un’apostola che, senza saperlo, conduce a Dio perché dice agli uomini senza parole, ma col sorriso luminoso, che è bene, molto bene, servire Dio, che servire Dio vuol dire trovare quella felicità e quella pace che il mondo non può dare.

"O Signore, che io sia come un raggio di sole,
che ovunque diffonde consolazione e felicità,
che annuncia a tutti la tua gloria e la tua bontà, che è come il tuo sorriso, o eterno Dio".

Figlie mie, siate dunque gioiose, luminose, serene e rallegrerete il Cuore di Cristo; sarete la consolazione delle vostre superiore, e delle vostre consorelle e di tutti coloro, con i quali verrete a contatto. E ciò, che è più importante, compirete con gioia la volontà di Dio che è, come dice San Paolo, la vostra santità: "questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione" (1 Ts 4,3). Dunque sempre serene, raggianti di gioia, andiamo con fiducia verso Dio!


TREDICESIMA DOMANDA - La Santissima Eucaristia

Figlie carissime, Gesù nel tabernacolo è il sole della nostra vita, la nostra ricchezza, la nostra felicità, il nostro tutto sulla terra. La felicità di una religiosa sta nella volontà di Dio e nella Santissima Eucaristia. Se compirai fedelmente il volere di Dio, sarà dolce lo stare dinanzi al tabernacolo! Gesù vedendo in te attuata la propria volontà, ti ama. Verrà da te, dimorerà nell’anima tua, interamente unita alla sua volontà e potrai così dire "non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20).

Amate Gesù nel tabernacolo! Là rimanga sempre il vostro cuore anche se materialmente siete al lavoro. Là è Gesù, che dobbiamo amare ardentemente, con tutto il cuore. E se non sappiamo amarlo, desideriamo almeno di amarlo sempre più. La santa comunione sia il centro, l’asse intorno al quale si snoda tutta la vostra vita.

Il momento più importante della giornata è la santa comunione, momento in cui il nostro Dio e Signore viene nuovamente a prendere possesso del nostro povero cuore. Si apra esso largamente al  Signore, libero da qualunque sentimento terreno, da pregiudizi, ambizioni, preoccupazioni materiali, pensieri mondani. Tutto in voi taccia, parli il Signore. Il Signore governi, il Signore regni, lui, solo lui, viva in voi! Stringetevi a Gesù come un tempo la Maddalena ai suoi piedi. Dimenticate tutto nel momento soave della presenza di Gesù e chiedete, chiedete fervorosamente, con perseveranza, e perfino con insistenza: "Gesù, dammi un amore sempre più grande". Egli infatti ci ha detto: "Chiedete e vi sarà dato" (Mt 7,7). Chiedete, dunque, chiedete con la certezza che Gesù vi ascolterà.

Durante la giornata, il vostro cuore si rivolga, di tanto in tanto, dal posto di lavoro al tabernacolo. Provate! Questa abitudine si deve conquistare ed è possibile raggiungerla. Puoi visitare spiritualmente il Santissimo, anche se materialmente ti trovi lontana, al lavoro. In quanto ti è possibile, visitalo una, due o più volte, secondo quanto puoi e ti è permesso. Va a Gesù, come il bambino alla madre, come l’amico afflitto e stanco all’amico, nel quale è certo di trovare conforto e aiuto. Va e di’ al tuo Gesù tutto ciò che ti sta a cuore. Tu non lo vedi, ma lui è lì, nel tabernacolo. In questo puoi credere ancor più che nella tua stessa esistenza.

E quando sei inginocchiata dinanzi al tabernacolo e non sai cosa pensare o i tuoi pensieri si disperdono, umiliati profondamente davanti al Signore. Tu sei come una grossa tela grezza, e non puoi nulla, ma esponi silenziosamente, con umiltà la tua miseria all’azione dei raggi d’amore che emanano dal tabernacolo. E come il sole imbianca la tela, così Gesù renderà la tua anima candida e bella.

"Anche se le tue colpe ti spaventano,
anche se ti senti sfinita nel servire Gesù,
lui, tuo sole, ti salverà. Egli opera per te,
purché tu ti apra all’azione dei suoi raggi".

Rimani in silenzio, protesa verso i raggi del tuo Sole eucaristico. Anche se ti sembra di non far nulla, aspetta e abbi fiducia. Gesù stesso opera nell’anima tua. Non fuggire da lui!

Se alle volte, Figlia mia, tristezze, preoccupazioni, scoraggiamento s’infiltrano nell’anima tua, tentando di schiacciarla, specialmente allora va al tabernacolo. Lì è il tuo Tesoro! Come possono nuocerti tutte queste difficoltà e dispiaceri? Essi non possono prenderti Gesù, e finché hai Gesù, hai in lui la felicità, la luce del cielo, il cielo stesso. Quanto tutto ciò che è terreno, diventa piccolo di fronte a questa realtà!

Poi, quando sei inginocchiata dinanzi al tabernacolo, aprendo largamente il tuo cuore a questo desiderio di amore, allora sii certa che Gesù accetterà questo tuo desiderio, anche se tu ti senti indifferente e fredda. Egli ti aiuterà a raggiungere quell’amore che con tutto il cuore desideri. In cambio del tuo amore imperfetto e debole, ti darà l’immenso amore del suo Cuore divino. E tu, piccola, misera, imperfetta, peccatrice, "piccolo verme" diventerai oggetto d’amore del tuo Gesù, tuo salvatore, tuo Dio e, potrai dire con certezza: "Gesù mi ama".

Quanto è buono lui, il nostro Gesù! Amatelo nel sacramento dell’amore! Egli è il vostro tesoro. Vivete per lui. Per lui lavorate. A lui stringetevi nei momenti di oscurità. Gesù sia la sorgente della vostra gioia, della vostra pace, della vostra felicità qui sulla terra, durante tutta la vostra vita religiosa e, un giorno, lassù nell’eternità.




 
QUATTORDICESIMA DOMANDA - Il raccoglimento - il silenzio

Figlie mie, se volete, stare vicino a Dio, vicine al vostro Gesù, dovete esercitarvi nel raccoglimento ed essere fedeli al silenzio, per quanto è compatibile con il vostro lavoro. Il silenzio è la pace dell’anima. Osservate il silenzio per quanto lo consente il vostro lavoro. Dite ciò che è necessario, ma non parlate senza ragione.

Apprezzate il grande silenzio: preparazione alla santa comunione. Sia esso strettamente osservato in convento. E quando è necessario parlare, fatelo sottovoce, per non turbare il silenzio degli altri, per non distogliere il loro pensiero da Dio. Al tramonto di ogni giorno, al termine del lavoro, quando il campanello chiama al silenzio, comincia veramente la nostra vita con Dio. Eleva allora, quanto puoi, il tuo cuore verso il cielo, entra in quel mondo divino. Là ti attendono Gesù, la Madre santissima, l’Angelo custode e tante anime che ti amano. Parla con gli abitanti delle regioni celesti. Domanda, ringrazia, affida le tue preoccupazioni, le paure, le speranze, al Cuore misericordioso di Gesù, al Cuore di Maria. E rallegrati, respira a pieni polmoni quell’atmosfera di eternità che ti circonda. È bene staccarsi, anche per breve tempo, dalla terra. Si, è molto bene!

E durante il giorno, quando il lavoro ti assorbe, quando, alle volte, devi parlare più di quanto vorresti, e ti è difficile l’unione con Dio, perché devi pensare al lavoro che ti è affidato, allora cerca, di tanto in tanto, di dirigere il cuore verso il Signore, per dirgli che lo ami, per rinnovare la buona intenzione che tutto ciò che fai, lo fai soltanto per piacere a lui. Che tutta la tua vita, ogni tuo lavoro è solo per lui, per lui solo. Questa elevazione del cuore verso Dio anche se di tanto in tanto, trasforma il tuo lavoro in preghiera, la tua vita terrena in vita soprannaturale, divina.

Non pensare di raggiungere questo raccoglimento e unione con Dio, all’istante. No, è un lavoro di lunghi anni. Al mattino proponiti che, durante il giorno, in certi momenti, ad esempio passando da un posto all’altro, da un lavoro ad un altro, rivolgerai il tuo cuore verso Dio. Durante l’esame di coscienza chiediti se hai adempiuto questo tuo proposito e rinnovalo. Domanda la grazia dell’unione con Dio. Lavora senza scoraggiarti, anche se non vedrai alcun risultato. Pian piano, senza che tu te ne accorga, l’anima tua si unirà sempre più a Dio e la tua vita si concentrerà sempre più in Cristo.

Cerca di giungere a questo santo raccoglimento evitando inutili chiacchiere, inutili curiosità. Perché devi sapere tutto? Meno saprai di ciò che accade intorno a te, tanto più ti sarà facile mantenerti raccolta. E poi non immischiarti negli affari degli altri, eviterai così un’infinità di inquietudini, e potrai lavorare e pregare tranquillamente. "Ni voir ni être vue, ignorer et être ignorée" (non vedere, né essere vista, ignorare ed essere ignorata).

Felice l’anima che può condurre una tale vita. Dimentica il mondo, dimentica soprattutto te stessa. Vivi silenziosamente per Gesù solo, in lui e con lui. Arriverai a questo paradiso, qui, in terra se ti eserciterai, con pazienza e perseveranza, nel silenzio e nel raccoglimento.




 
QUINDICESIMA DOMANDA - La sincerità verso i superiori

Siate certe, Figlie mie che più sarete sincere verso i vostri superiori, tanto più sicura sarà la vostra via verso la virtù.

La Chiesa proibisce ai superiori, e questo è giusto, di penetrare con forza nel segreto dell’anima delle suore a loro affidate. Né con domande, né con minacce, né con la persuasione essi possono esigere di aprir loro la coscienza. Ma ogni suora ha il pieno diritto di confidarsi con la sua superiora, per farle conoscere ciò che di bene e di male vi è in lei, perché soltanto così la superiora potrà dirigerla. E questa direzione della superiora è per l’anima ciò che è il sostegno per un debole alberello che si piega ad ogni soffio di vento.

La sincerità non è soltanto una virtù per i giovani, per coloro che iniziano la vita religiosa, ma lo è anche per i più anziani. Nella vita spirituale dobbiamo essere come fanciulli, e i fanciulli hanno bisogno della mano materna. Non dire: "Ho un confessore e questo mi basta". Certamente, un buon confessore è un tesoro per l’anima, tuttavia ti dirò una cosa: il confessore ti conosce solo attraverso confessionale, ma sei certa che ti presenti a lui in tutta sincerità? Non perché tu voglia ingannarlo, no; ma è l’amor proprio che ti acceca. Tu da sola, non ti conosci bene, la superiora invece ti conosce meglio perché vede quei tuoi lati deboli che tu non vedi. Potrebbe alle volte preservarti dal male, ma non può, perché tu rimani lontana da lei, non hai fiducia in lei, non vuoi che si "immischi" nella tua vita interiore. Sorelle mie, credetemi, il confessore considera talvolta come santa e vittima di amore colei di cui la superiora deve purtrop­po pensare diversamente. Il confessore sente le parole, ma la superiora vede i fatti.

La sincerità non consiste nel fatto di dover parlare ogni mo­mento con la superiora, di raccontarle la vita della tua anima, di tenerla impegnata. No! Io chiamo sincera colei che non fa, non dice nulla che non pos­sa essere conosciuto dalla superiora; che si comporta sempre come se la superiora conoscesse tutto ciò che fa, che dice, per­fino ciò che pensa; che non promette mai a nessuno di non dire niente alla superiora. Mai! Può essere dunque molto sincera davanti ai superiori colei che di rado parla della propria vita interiore. E può mancare di sin­cerità chi invece importuna la superiora con conversazioni, perché parla di ciò che le piace e nasconde ciò che è poco piace­vole a dirsi.

Ti consiglio, Figlia mia, di far conoscere alla superiora l’ogget­to del tuo esame di coscienza particolare, non perché te lo debba suggerire lei, questo è compito tuo, ma tu glielo presenti affinché sappia su che cosa stai principalmente lavorando, e a volte lei po­trà aiutarti. Presentale, di tanto in tanto, almeno ogni tre mesi, il tuo oggetto di esame di coscienza particolare, e ne avrai un grande aiuto per perseverare in que­sto lavoro. Chiedi qualche volta che ti dica tutto ciò che vede in te di imperfetto, e che ti consigli come comportarti per correggere ciò che in te non va.

Lasciati guidare dalla superiora. Essa è l’appoggio che Dio stesso ha dato alla tua anima. Non ti chiedere se è vecchia o giovane, simpatica o no, ma ricorda sempre che è solo un velo, dietro cui sta il Signore che, per mezzo di lei, ti parla, ti dirige e ti guida. Va dunque a lei con la fiducia di un bimbo. Sii sincera. Questa è la via più sicura. Sii, come dice S. Giovanni Berchmans, limpida come l’acqua per i tuoi superiori e sperimenterai quanta pace e felicità vi è in questa sincerità, quanto essa aiuti ad arrivare alla vittoria.

La sincerità è umiltà, e l’umiltà è sorgente di grazia, di pace, di santità. Dal primo momento dell’entrata in convento fino all’ultimo, anche se dovessi vivere cento anni, sii sincera della sincerità di un bambino verso i tuoi superiori. La superbia non ti faccia mai deviare da questa via sicura! 




SEDICESIMA DOMANDA - Lo zelo per la salvezza delle anime

Un’orsolina del Cuore di Gesù Agonizzante, dovrà mettersi in ascolto della supplica dolorosa che scaturisce dalle labbra del Signore che agonizza sulla croce: "Sitio". È un grido di dolore che viene dal cuore saturo di sofferenza alla vista del piccolo numero di persone che sanno approfittare delle grazie che egli, il nostro Gesù, con la sua passione e morte, ha ottenuto per noi e per tutto il genere umano.

Gesù ha sete, e questa sete è così tremenda che lui, che non si è mai lamentato, sembra non poter trattenere quel gemito. Desidera persone capaci di amarlo, sulle quali poter riversare, in cambio del loro amore, i tesori delle sue grazie, per condurle all’eterna felicità, al cielo, dove vuole preparare per loro un posto.

Figlie mie, arda nei vostri cuori, continuamente il fuoco dell’amore per le anime. Salvarle, portarle a Gesù, far loro conoscere l’infinita bontà del suo Cuore: ecco l’ideale al quale dobbiamo consacrarci. E poiché un santo sacerdote può fare moltissimo per le anime, pregate dunque per i sacerdoti affinché il Signore mandi operai alla sua vigna. Non risparmiate a questo fine sacrifici: quelli della propria volontà, dell’ambizione, della pigrizia. Siate generose nel sacrificarvi per i nostri piccoli sacerdoti "in spe".

Quante grazie può impetrare per i sacerdoti una suora che silenziosa, ignota al mondo, dedita ad un lavoro semplice e nascosto, lavora, si sacrifica, sopporta silenziosamente le piccole croci della vita, e con il lavoro, la stanchezza, la dedizione, il sacrificio chiede al Signore grazie per i sacerdoti! Nel giorno del giudizio finale ella vedrà i frutti del suo silenzioso lavoro per la salvezza delle anime, ignoto al mondo, del sacrificio del proprio "io", per attirare grazie e santità sui sacerdoti. Figlie mie, che stupendo ideale! E se abbiamo dinanzi a noi un grande ideale, è più facile il lavoro e siamo più pronte a far ciò da cui la natura rifugge.

Quando per la prima volta sono stata da Papa Pio XI, allora nunzio apostolico a Varsavia, egli mi ha fatto osservare che il Signore per nessun’altra cosa ha chiesto con tanta insistenza di pregare, quanto per ottenere buoni sacerdoti. E quando, per la prima volta mi sono inginocchiata sulla tomba di S. Pio X, padre della nostra Congregazione, una donna francese, mi ha dato quella preghiera per i sacerdoti che recitiamo ogni giorno. Non sono forse questi segni chiari della volontà di Dio? Non ci manifesta Gesù attraverso i suoi vicari in terra la sua volontà affinché preghiamo in modo particolare per ottenere buoni sacerdoti?

Con coraggio dunque, Figlie mie carissime, all’opera, con coraggio! Devi essere quell’olocausto che silenziosamente e continuamente si consuma nel lavoro, nella preghiera, nella sofferenza, per impetrare grazie per i sacerdoti. Ogni croce diverrà più leggera, ogni dolore più lieve, ogni sacrificio più soave se sarà animato da questa supplica: "Gesù, ricevi questa offerta che grida al cielo: Signore, donaci buoni, santi sacerdoti!".

Rispettate i sacerdoti, non parlate mai male di loro, anche quando non agiscono bene, a meno che una vera necessità non vi costringa a farlo. Non parlate tra voi né dei sacerdoti né dei confessori, ma affi­dateli al Signore con sempre maggior fervore. Per gli scandali che, purtroppo essi, possono talvolta dare, chiedete perdono a Dio con tutte le forze e cercate di consolare il Cuore di Gesù agonizzante che risente molto dolorosamente delle feri­te che gli vengono inferte da coloro che sono elevati alla dignità regale del sacerdozio.

Sorelle, Figlie mie, non vi fermate troppo sulle vostre sofferenze, spesso immaginarie, sulle vostre croci di solito piccole, che l’amor proprio ingrandisce tanto da velare la vista del Cuore di Gesù agonizzante, immerso nel dolore per le infedeltà dei suoi servi.

La più divina delle opere è collaborare per la salvezza delle anime. A me sembra però che ancor più divina sia quella di collaborare per la santificazione dei sacerdoti e per moltipli­care le vocazioni sacerdotali. A quest’opera così importante accingetevi dunque con amore e sacrificio!

In questo lavoro non vi stancate e non vi scoraggiate, anche se forse non vedrete mai qui sulla terra il frutto della vostra fatica. Tanto meglio! Gesù stesso raccolga il frutto del vostro sacrificio. Tu, povera sorellina, che pensavi di essere un’inutile serva del Signore, vedrai nell’eternità il frutto del tuo lavoro, per il quale Gesù ti ripagherà col suo amore. Ti rallegrerai alla vista delle anime alle quali hai ottenuto, col tuo lavoro, col sacrificio e la tua dedi­zione, le grazie e la luce, per adempiere sempre più fedelmente i sacri doveri dello stato sacerdotale.




 
DICIASETTESIMA DOMANDA - L’amore e la stima verso tutte le congregazioni religiose

Si rimprovera spesso alle congregazioni religiose di non andare d’accordo tra loro. Questo scandalizza i laici e discredita le congregazioni. Non è mio compito cercare le cause di questi malintesi. Spes­so accade che da ambedue le parti, malgrado la buona volontà, vi sia uno zelo esagerato che teme, così sembra, che una certa ombra venga proiettata sulle proprie iniziative ed opere. E ci si dimentica che il lavoro per Dio è tanto vasto, ma più vasto ancora è il lavoro contro Dio, che un numero di congregazio­ni religiose cento volte maggiore dell’attuale può tranquilla­mente lavorare, senza che si ostacolino a vicenda.

Figlie mie, vorrei che aveste un cuore aperto per ogni congrega­zione religiosa, perché ognuna di esse è formata da persone consacrate a Dio, che si consumano nella preghiera, nel sacrifi­cio, nel lavoro per lui. Come non amare queste persone, come non stimarle!

Sia lontana da voi ogni ombra di gelosia di fronte al loro suc­cesso. Il loro successo è il successo della causa di Dio. Non è questo che desideriamo anche noi? Infatti ci auguriamo il successo del nostro lavoro, non perché è nostro, ma perché lavoriamo per Gesù. Desideriamo quindi il successo del nostro lavoro, perché esso è di Gesù. Questo successo dobbiamo desiderarlo anche nel lavoro delle altre congregazioni. Dobbiamo amare, venerare Gesù nelle suore della nostra Congregazione; esse sono le più vicine a noi, questo è vero. Ma se il Signore ci mette a contatto con le suore di altre congregazioni, dobbiamo ugualmente amarlo e venerarlo in loro.

Ricordiamo inoltre che l’umiltà deve essere la virtù fondamentale della nostra Congregazione, che è destinata ai piccoli e ai poveri. Il nostro abito è povero e semplice. Le nostre Costituzioni ci impegnano a dare la precedenza alle suore che portano il velo. Vogliamo perciò considerarci le più piccole, le ultime, le più deboli di tutte le congregazioni. La nostra è la più adatta alle anime piccole come noi. Non invidiamo quelle a cui Dio affida lavori più importanti e ragguardevoli. Umiliamoci nella nostra grande piccolezza e rallegriamoci che Gesù voglia affidarci almeno i lavori più semplici e poco importanti, perché neanche questo meritiamo. L’ultimo posto è per noi il più sicuro. Manteniamolo con amore e nell’amore, Figlie mie carissime.

Non dite mai, mai, male di un’altra congregazione, anzi, se possibile, copritene i lati deboli. Dite di loro solo ciò che potete dire di buono. Aiutatele, per quanto è possibile, se ne hanno bisogno. Sacrificatevi per loro. Tutto ciò che fate per le persone consacrate a Dio, che sono sua proprietà, lo fate a Gesù stesso.

Amate particolarmente la vostra Congregazione perché Gesù l’ha scelta per voi. Essa deve essere la vostra famiglia. In essa dovete santificarvi. Essa deve indicarvi la via del cielo; per mezzo della sua povertà, del suo lavoro, essa vuole condurvi alla santa umiltà. Amatela, come un buon figlio ama la sua buona madre, ma questo non vi impedisca di amare sinceramente le altre congrega­zioni religiose.

La nostra Congregazione è per noi madre, le altre congregazio­ni ed ordini sono nostri fratelli e sorelle. I figli buoni, volendo far piacere alla loro madre, si amano vi­cendevolmente e vivono in concordia e amore. E noi, volendo essere la consolazione della nostra madre che è la congregazione, viviamo in concordia con i nostri fratelli e so­relle, cioè con gli altri ordini e congregazioni. Rallegriamoci dei loro successi, della loro santità, della loro fa­ma, rattristiamoci con loro nella tristezza. Sosteniamoli, aiutiamoli per quanto è possibile. Questo attire­rà su di noi la benedizione e la grazia divina, e sarà per noi la prova che non cerchiamo noi stesse, ma la gloria di Dio, il be­ne della Chiesa, la salvezza delle anime.


 
ULTIMA DOMANDA - La perseveranza fino alla fine

"Chi persevererà fino alla fine sarà salvato" (Mt 10,22) – dice il Signore. La cosa più importante nella vita interiore è la perseveranza. Molti iniziano con grande fervore e zelo, aspirando ai più grandi ideali. Ma non riuscendo subito, si scoraggiano, lasciano il lavoro col pretesto che non raggiungeranno mai nulla, e quindi non vale la pena di continuare. Povere anime! La pigrizia e l’orgoglio suggeriscono loro queste giustificazioni per lasciarsi andare. È una comoda scusa per trascurare tutto.

Ricordate, Figlie mie, che la nostra vita è una lotta, una lotta sino alla morte. Anche se un soldato fosse fin dall’inizio costretto a ritirarsi, anche se lottasse apparentemente senza successo, ma riuscisse a vincere il nemico e ad abbatterlo all’ultimo momento, avrebbe vinto e sarebbe degno di gloria e di premio. Non possiamo mai dire che non vale la pena di lottare. Combattere e perseverare nella lotta è ciò che piace a Dio.

Non sarebbe difficile essere santi se ogni piccolo sforzo portasse alla vittoria finale. Alle volte piace a Dio questa perseveranza che non indietreggia davanti ad una lunga battaglia che si rinnova ogni giorno e, nella pace e nella tranquillità, attende finché Dio darà la vittoria. Del resto, credetemi, l’umiltà sarebbe esposta a gravi tentazioni, se la virtù si acquistasse quasi senza fatica, senza lotta, e subito. Confesso che è difficile perseverare nel volere e ciononostante ricadere sempre negli stessi errori. Ma credete anche che Dio si compiace maggiormente di una lotta perseverante, sebbene faticosa, piuttosto che di una vittoria facile e momentanea.

Figlie mie, siate dunque perseveranti nei vostri propositi, perseveranti nell’esercizio delle virtù, perseveranti nelle pratiche di pietà, perseveranti nei piccoli sacrifici.

Una volta fu chiesto a S. Giovanni Berchmans, in che modo si può far piacere a Maria Santissima. Egli rispose: "Anche con una minima pratica di virtù o di pietà, ma fatta con perseveranza".

Quante volte succede che qualcuno, nei momenti di fervore, fa grandi propositi, e vi rimane fedele per qualche giorno, poi il fervore si spegne, i propositi sono dimenticati e, dopo due o tre settimane, tutto cade nell’oblìo. Oppure qualcuno si propone di esercitarsi in una virtù, per esempio nel rinnovare spesso la retta intenzione. E prova per più giorni, non vi riesce, non vede progressi e lascia tutto. "Non riesco, non vale la pena che mi sforzi". Vale la pena, Figlia, vale la pena. Proprio perché tu ti sforzi senza la soddisfazione di vedere l’effetto desiderato, piaci al Cuore divino. Più a lungo chiederai, in maggior misura ti sarà dato.

Richiamo soprattutto la vostra attenzione, Figlie care, sulla mancanza di perseveranza nelle nostre preghiere per ottenere grazie spirituali. Abbiamo bisogno di tante grazie per giungere alla santità, ma ne chiediamo almeno una con perseveranza? Spesso avviene che chiediamo secondo l’impulso del momento: una volta lo spirito di preghiera, un’altra l’amore di Dio, un’altra ancora la fede, secondo ciò che ci viene in mente. E in seguito non chiediamo più grazie spirituali perché abbiamo interessi temporali che ci riguardano più da vicino. Oh, se riuscissimo a formarci l’idea chiara di aver bisogno di questa o quella virtù, compiendo uno sforzo per ottenerla! Se pregassimo particolarmente e fossimo perseveranti in questo sforzo, in questa preghiera di impetrazione – assalendo il cielo, anche per lunghi anni, sempre per la stessa cosa – certamente, dopo questi anni di perseveranza, Dio ci accorderebbe in misura sovrabbondante ciò che chiediamo. Ma noi non abbiamo tale perseveranza ed è per questo che non otteniamo ciò che chiediamo, perché la mancanza di perseveranza fa sì, che non sappiamo realmente ciò che vogliamo. Una volta questo, una volta quello, ma niente di determinato.

Siate perseveranti Figlie mie! La perseveranza vi porterà sicuramente alla vittoria. Non vi lasciate mai, mai assalire dallo scoraggiamento. Se anche ogni giorno tu cadessi cento volte, non importa, purché cento volte tu ti rialzi e riprenda la strada prontamente e con fiducia. Ricomincia ogni giorno daccapo! Non è necessario che tu veda un progresso, purché tu sappia di avere buona volontà: questo ti basti!

Con la buona volontà, con fiducia e perseveranza avanti verso il cielo! Con la perseveranza conquisterai certamente il Cuore divino!




 
LE MIE ULTIME PAROLE ALLE MIE CARE FIGLIE


Questo lavoro, queste domande che vi ho rivolte, sono finite, Figlie mie care. Vorrei chiedervi incessantemente, Figlie mie: cercate in primo luogo la santità. Questo è lo scopo per cui siete entrate in convento, questa è la volontà di Dio: la vostra santificazione.

Siate sante, e la benedizione di Dio rimarrà nella nostra Congre­gazione. Siate sante e con facilità attirerete gli altri a Dio. Siate sante e la felicità divina abiterà in voi. Siate sante e sarete la consolazione del Cuore di Gesù in ago­nia. Siate sante!

Con quanta gioia guarderò dal cielo le mie Figlie che tendono con fervore alla perfezione! “Cercate prima di tutto il regno di Dio e la sua giustizia” (Mt 6,33).

E ancora una volta vi supplico, Figlie mie, vivete nell’unità, nell’armonia, nell’amore cordiale, formando, come i primi cri­stiani, “un cuore solo e un’anima sola” (At 4,32). Là dove mancano unione e concordia, non può esservi benedi­zione di Dio né santità.

Siate umili e saprete conservare questo santo amore, questa concordia e unione in Dio. È meglio cedere. È meglio che il vostro giudizio, fosse pure il migliore, ceda, anche se con qualche danno materiale, al parere meno buono degli altri, purché non venga leso l’amore fraterno.

Volete che il lavoro si sviluppi – vivete in amore e concordia. Volete essere sante – vivete in amore e concordia. Volete attirare gli altri a Dio – vivete in amore e concordia. Nessuna cosa parla più al cuore umano a favore di una congregazione quanto la vista di religiosi uniti dal vincolo di un cordiale amore fraterno. Cercate che le suore si sentano bene con voi. Assecondate volentieri i loro desideri in quanto ciò è compatibile col vostro dovere. Anteponete volentieri il loro piacere al vostro e Dio con la sua benedizione sarà con voi.

Credo che in cielo piangerei, se dovessi vedere le mie Figlie divise in partiti che lottano e sono in disaccordo tra loro. È meglio che la nostra Congregazione cessi di esistere piuttosto che cada in divisioni e discordie. Dio ce ne preservi!

Ed ora mi congedo da voi, Figlie mie. Vi prego, se mi amate, dimostrate amore, stima e obbedienza a colei che mi succederà (se la morte mi dovesse sorprendere in carica di superiora generale). Non rendete difficile, ma facilitate sempre, sempre la vita della vostra superiora. Ve lo chiedo con tutto il cuore.

Dio sia con voi! Pregate per la mia povera anima peccatrice. Non dimenticate la vostra vecchia Madre che vi amerà sempre e sempre pregherà per voi, e sempre benedirà le sue Figlie: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 

Pniewy, Sant’Olaf, 28.10.1924.

 


 

 

Appendice

 

Brani dell’omelia di Giovanni Paolo II per la Canonizzazione di Sant’Orsola Ledóchowska

V Domenica di Pasqua, 18 maggio 2003 

Sant’Orsola Ledóchowska, per tutta la sua vita, con fedeltà e con amore, fissava con lo sguardo il volto di Cristo, suo Sposo. In modo particolare si univa a Cristo agonizzante sulla Croce. Tale unione la colmava di uno straordinario zelo nell’opera dell’annunciare, con parole ed opere, la Buona Novella dell’amore di Dio. La portava prima di tutto ai bambini e ai giovani, ma anche a tutti coloro che si trovavano nel bisogno, ai poveri, agli abbandonati, ai soli. A tutti si rivolgeva con il linguaggio dell’amore provato con le opere. Con il messaggio dell’amore di Dio attraversò la Russia, i Paesi scandinavi, la Francia e l’Italia. Ai suoi tempi fu un’apostola della nuova evangelizzazione, dando con la sua vita e con la sua attività la prova di una costante attualità, creatività ed efficacia dell’amore evangelico.

Anche lei attingeva dall’amore per l’Eucaristia l’ispirazione e la forza per la grande opera dell’apostolato. Scriveva: “Devo amare il prossimo come Gesù ha amato me. Prendete e mangiate... Mangiate le mie forze, sono a vostra disposizione (...). Prendete e mangiate le mie capacità, il mio talento (...), il mio cuore, affinché con il suo amore esso riscaldi e illumini la vostra vita (...). Prendete e mangiate il mio tempo, sia a vostra disposizione. Sono vostra come Gesù-Ostia è mio”. Non risuona in queste parole l’eco di un dono con il quale Cristo, nel Cenacolo, offrì se stesso ai Discepoli di ogni tempo?

Fondando la Congregazione delle Suore Orsoline del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante, trasmise ad essa questo spirito. “Il Santissimo Sacramento – scrisse – è il sole della nostra vita, il nostro tesoro, la nostra felicità, il nostro tutto sulla terra. (...) Amate Gesù nel tabernacolo! Là rimanga sempre il vostro cuore anche se materialmente siete al lavoro. Là è Gesù, che dobbiamo amare ardentemente, con tutto il cuore. E se non sappiamo amarlo, desideriamo almeno di amarlo – di amarlo sempre più!”.

Alla luce di quest’amore eucaristico, Sant’Orsola sapeva scorgere in ogni circostanza un segno del tempo, per servire Dio e i fratelli. Sapeva, che per chi crede, ogni evento, persino il più piccolo diventa un’occasione per realizzare i piani di Dio. Quello che era ordinario, lo faceva diventare straordinario; ciò che era quotidiano lo mutava perché diventasse perenne; ciò che era banale lei lo rendeva santo.

Se oggi Sant’Orsola diventa esempio di santità per tutti i credenti, è perché il suo carisma possa essere accolto da chi nel nome dell’amore di Cristo e della Chiesa voglia in modo efficace testimoniare il Vangelo nel mondo di oggi. Tutti possiamo imparare da lei come edificare con Cristo un mondo più umano – un mondo in cui verranno realizzati sempre più pienamente valori come la giustizia, la libertà, la solidarietà, la pace. Da lei possiamo imparare come mettere in pratica ogni giorno il comandamento “nuovo” dell’amore.

Letto 575 volte Ultima modifica il Venerdì, 27 Ottobre 2017 16:19
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